Blitz in cortile per spiare una persona: possibile parlare di violazione di domicilio

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Si può parlare di violazione di domicilio a fronte di una condotta consistita nell’utilizzare uno spazio del cortile, di pertinenza di una casa ma in realtà ancora di proprietà del condominio, per spiare attraverso una finestra la persona che vive in quella casa. A finire sotto processo è un uomo, Tizio, accusato di avere preso di mira la vicina di casa, Caia, spiandola praticamente ogni giorno attraverso una finestra e costringendola addirittura a svestirsi e vestirsi in corridoio per poter avere un minimo di privacy. Il quadro probatorio, centrato sui racconti fatti da Caia, è ritenuto inequivocabile dai giudici di merito, i quali ritengono Tizio, sia in primo che in secondo grado, colpevole di violazione di domicilio, poiché si è appurato che egli «spiava dalle finestre la vicina di casa, previa introduzione in un’area adiacente all’abitazione della persona offesa, sita al piano terra della stessa palazzina in cui abitava anche lui, oltre che un terzo condòmino» e che «tale area faceva parte di una zona cortilizia di proprietà comune ma che Caia aveva recintato, con l’accordo degli altri condòmini, per evitare che i suoi cani scappassero e che ella utilizzava come pertinenza.