Partiamo subito chiarendo che un B&B può essere gestito in due modalità: in forma non imprenditoriale, quando svolto saltuariamente e con carattere familiare, oppure come attività commerciale vera e propria (quindi in forma imprenditoriale), quando è organizzata e svolta in modo continuativo. La scelta tra queste due opzioni è particolarmente importante, in quanto dalla stessa dipendono una serie di obblighi, tra i quali l’apertura di una partita IVA e l’individuazione del tipo di regime fiscale da adottare.
Per essere considerato “non imprenditoriale”, il B&B deve avere alcune condizioni specifiche:
- essere gestito dal titolare, eventualmente coadiuvato da familiari;
- ospitare un massimo di 3/6 camere e 20 posti letto;
- restare chiuso almeno 90 giorni all’anno;
- essere situato nello stesso immobile in cui il gestore ha la propria residenza.
Quando scatta l’obbligo della partita IVA
In assenza di uno o più dei requisiti sopra indicati, l’attività assume carattere imprenditoriale. Questo comporta l’apertura della partita IVA e la scelta del corretto codice ATECO, che per i B&B è il 55.20.41. In fase di apertura, bisognerà altresì indicare la sede dove verranno conservate le scritture contabili e scegliere un regime fiscale coerente con il volume d’affari previsto.
Un B&B, inoltre, è considerato a tutti gli effetti un’attività d’impresa se viene pubblicizzato online tramite un sito, se è previsto un sistema di prenotazioni automatizzate o se vengono forniti servizi aggiuntivi agli ospiti.
B&B e case vacanze: differenze da non sottovalutare
Infine, bisogna tenere conto delle differenze che intercorrono tra il B&B e le altre strutture ricettive. A differenza degli affittacamere o delle case vacanze, il bed and breakfast deve mantenere una gestione familiare, con offerta limitata al pernottamento e alla colazione. Non sono ammessi servizi turistici extra, come visite guidate o pacchetti esperienziali, che invece caratterizzano le case vacanza e richiedono un approccio imprenditoriale a tutti gli effetti.
