Curriculum vitae ed esperienze false dichiarate

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La dichiarazione di informazioni false nel curriculum può determinare conseguenze di natura civile e, in taluni casi, penale. La qualificazione del comportamento dipende dal contesto e dal destinatario della dichiarazione: la falsificazione di dati in sede di colloquio con una piccola impresa privata comporta effetti diversi rispetto a un concorso pubblico, circostanza che incide sulla gravità delle sanzioni.

Nel caso di accesso alla Pubblica Amministrazione, il rischio è particolarmente elevato: oltre alla risoluzione del rapporto di lavoro, il soggetto può incorrere nell’interdizione dai pubblici uffici, sanzione che preclude l’esercizio di funzioni o cariche statali per un periodo determinato o, in casi estremi, a vita.

Nelle ipotesi più gravi, la condotta può configurare il reato di falso ideologico commesso da privato in atto pubblico, con conseguente reclusione. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15535 del 2008, ha confermato la rilevanza penale di tali comportamenti. La severità del trattamento è giustificata dalla necessità che chi opera al servizio della collettività possieda i requisiti dichiarati: non è in gioco solo la posizione del candidato, ma l’efficienza dell’apparato pubblico e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Nel settore privato, il rischio di licenziamento è concreto. Il datore di lavoro, qualora accerti la falsità delle informazioni fornite in fase di selezione, è legittimato a procedere al licenziamento per giusta causa.
Alla base di tale decisione risiede un principio essenziale nel rapporto di lavoro: la fiducia. Qualora un dipendente fornisca informazioni non veritiere in merito al titolo di studio, alle certificazioni linguistiche o all’esperienza professionale, il vincolo fiduciario tra le parti si interrompe in modo irreversibile, giustificando la cessazione del rapporto di lavoro da parte dell’azienda.
È opportuno ricordare che il licenziamento per giusta causa è immediato e non prevede né preavviso né indennità sostitutiva. A ciò si aggiunge la possibilità di richiedere il risarcimento del danno: qualora la falsa dichiarazione determini un pregiudizio economico concreto, il datore di lavoro può agire in sede civile per ottenere un indennizzo. Si consideri, ad esempio, il caso di un lavoratore che dichiari competenze linguistiche o informatiche inesistenti, le cui lacune determinino errori con conseguente perdita di un cliente rilevante o danneggiamento di attrezzature costose: in tali circostanze, l’esposizione economica può risultare significativa.