Supplente viene risarcito dal ministero per abuso di precariato

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Un professore di religione, supplente per otto anni scolastici consecutivi e stanco dei continui contratti da precario della scuola, ha ottenuto un risarcimento pari a 27mila euro – ossia l’equivalente di dodici mensilità del suo ultimo stipendio – per la mancata assunzione a tempo indeterminato. A settembre di ogni anno, il docente – per poter continuare a lavorare – era costretto a firmare un contratto della durata di dodici mesi (per 18 ore settimanali di lavoro), con la consapevolezza che il 31 agosto dell’anno successivo sarebbe scaduto. La prassi era stata finora quella della riconferma, ma ovviamente senza la sicurezza assoluta del rinnovo. Una situazione tipica del precariato, che aveva a lungo accompagnato l’uomo insieme alla cronica assenza di concorsi pubblici periodici per il suo specifico ruolo.
La mancanza di stabilizzazione era durata per ben 17 anni, ma – in verità – avendo l’uomo sempre cambiato scuola per i primi nove anni di attività di insegnamento, la legge non impediva la possibilità di ricorrere al contratto annuale. Il suo ricorso in tribunale faceva riferimento proprio a questi ultimi 8 anni di ripetizione di contratti di dodici mesi, considerato che – quando un docente è stabile in un istituto – il contratto precario di soli dodici mesi non ha giustificazione a livello giuridico. Per legge, la reiterazione dei contratti annuali è possibile per 36 mesi consecutivi, non di certo per un lasso di tempo così lungo come quello riferito all’insegnante di religione.
Ecco perché il tribunale, chiamato a pronunciarsi sulla disputa, ha dato ragione all’uomo (oggi preside in un istituto paritario): nell’ambito dei fatti di causa, era effettivamente emerso che, nella costanza di un rapporto di lavoro pluriennale con la stessa struttura scolastica, il professore era stato impiegato – di volta in volta – con meri contratti annuali. La situazione in qualche modo paradossale e questa sorta di eccesso di precariato hanno spinto il magistrato a redigere una sentenza di risarcimento danni a favore del professore docente. Il Ministero è stato così condannato al pagamento delle spese legali. Concludendo, in aula è stato così accertato che l’uomo ha subito una illegittima precarizzazione del suo rapporto di impiego: ora questa sentenza fungerà sicuramente da apripista per tantissimi precari della scuola che si trovano in simili condizioni.