Le ultimissime in materia di pensioni

Il nuovo Governo sta elaborando le prime misure per riformare la materia delle pensioni e mantenere la promessa di abolire gradualmente la legge Fornero. Sul punto non sanno oggetto di modifica:

• la pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi;
• la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi.

Si procederà tuttavia al loro adeguamento, fissando la prima a 67 anni di età, mentre la seconda 43 anni e 3 mesi di contributi necessari per la richiesta.
Gli aspetti innovativi della riforma pensionistica riguardano: la quota 100, la quota 41, l’opzione donna, la nona salvaguardia, ed infine l’Ape.
1) La quota 100 costituisce il calcolo che si ottiene sommando all’età dell’interessato gli anni dei contributi versati. Nel caso in cui il risultato della somma non corrisponda ad una cifra esatta, i mesi devono essere trasformati in decimi. La quota 100 prevede, infatti, la possibilità di andare in pensione se la somma tra età pensionabile e gli anni di contributi versasti è pari a 100.
2) La quota 41, invece, permette di andare in pensione se il lavoratore ha versato 41 anni di contributi, senza che rilevi il parametro dell’età. Si tratta quindi non di un vero e proprio sistema a quote, perché in questo caso si fa riferimento solo gli anni di contributi versati. Sicuramente la pensione quota 41 sarà adeguata alla speranza di vita, con aumenti nella misura di 3 mesi ogni ogni due anni.
3) La proroga opzione donna è una pensione agevolata riservata alle lavoratrici. In questo modo viene offerta la possibilità alle donne di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro in cambio del ricalcolo contributivo della pensione. Attraverso questa misura, le lavoratrici con 35 anni di contributi e con 57 anni e 7 mesi o 58 anni e 7 mesi di età (da adeguare in futuro all’aspettativa di vita) possono andare in pensione con un certo anticipo.
4) La nona salvaguardia prevede il ritorno delle vecchie regole pensionistiche per impedire che si producano oltre tempo gli effetti negativi della legge Fornero. Il nome “nona salvaguardia” deriva dal fatto che, dal 2012 (data di entrata in vigore della Riforma Fornero) sono stati emanati otto decreti di salvaguardia sulle pensioni. La salvaguardia del nuovo Governo non dovrebbe modificare le categorie che hanno beneficiato dell’ottava ossia tutti i lavoratori:

• in mobilità;
• autorizzati a versare i contributi volontari;
• cessati dal servizio;
• in congedo per potersi occupare dei figli disabili;
• a termine.

5) Infine, l’abolizione dell’Ape social. Si tratta di una misura di cui possono usufruire solo certe categorie di lavoratori in difficoltà (cassaintegrati, disoccupati o che svolgono mansioni gravose) ed è prevista a partire dal 2019. Occorre, infatti, recuperare risorse se si vogliono mettere in atto tutte le misure pensionistiche appena illustrate.

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