Bonus POS, puoi recuperare fino al 30% commissioni bancarie in dichiarazione dei redditi

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L’obbligo di accettare carte e pagamenti digitali nasce dall’esigenza di ridurre l’evasione fiscale. A differenza del contante, infatti, le transazioni effettuate tramite strumenti tracciabili consentono un controllo più pregnante e costante dei movimenti di denaro. Dal 1° gennaio 2026, inoltre, scatterà l’obbligo di collegare il POS al registratore di cassa.

Se l’utilizzo massiccio di pagamenti digitali e tracciabili favorisce le finanze dello Stato, esso rappresenta, per commercianti e professionisti, un costo fisso oramai inevitabile. Proprio per questo il credito d’imposta sulle commissioni POS è diventato uno strumento importante per migliaia di partite IVA.

Il credito d’imposta sulle commissioni POS è stato introdotto dal 1° luglio 2020. Dopo il Covid, quando l’agevolazione copriva il 100% delle spese, oggi il rimborso ammonta al 30% delle commissioni pagate per le transazioni con carta di credito, debito o altri strumenti digitali. È bene, però, segnalare che non tutti possono beneficiarne. Il Bonus POS, infatti, spetta solo a imprenditori e professionisti che, nell’anno precedente, hanno dichiarato ricavi o compensi fino a 400.000 euro.

Il credito maturato può essere utilizzato in compensazione già dal mese successivo a quello della spesa. Per farlo, bisogna compilare il modello F24, inserendo il codice tributo 6916 nella sezione “Erario” e nella colonna “importi a credito compensati”. In caso di eventuale restituzione, invece, si usa la colonna “importi a debito versati”. Questo credito rientra nel regime “de minimis” previsto dall’U.E., che consente agli Stati membri dell’Unione Europea di concedere aiuti economici alle imprese in modo rapido, senza dover attendere il via libera preventivo della Commissione Europea.

Le aziende che forniscono servizi di pagamento con POS devono comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati delle transazioni entro il giorno 20 del mese successivo. Devono essere trasmessi, tra gli altri, il codice fiscale dell’esercente, il mese e anno di riferimento, il numero totale delle operazioni e l’ammontare dei costi fissi legati al servizio.

Queste informazioni vengono poi inviate anche agli esercenti, che così possono conoscere con precisione gli importi su cui calcolare il bonus fiscale.