Cartelle Inps: termine prescrizionale è di 5 anni

La Corte di Cassazione con l’ordinanza 16 gennaio 2020, n. 840 ha ribadito che il termine prescrizionale delle cartelle Inps è quinquennale e non decennale.

La pronuncia traeva origine dal ricorso presentato dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione avverso la sentenza con la quale la Corte di merito, accogliendo l’appello proposto da un contribuente, aveva sancito che il termine prescrizionale fosse quinquennale. Pertanto, ad avviso del giudice di merito, il credito azionato era da ritenersi prescritto, dal momento che non era intervenuto alcun atto interruttivo.

Con l’unico motivo proposto, la ricorrente contestava in Cassazione la decisione impugnata, rilevando la mancata applicazione del termine decennale di prescrizione della cartella esattoriale, divenuta definitiva in quanto non impugnata. 

La Suprema Corte ha ritenuto infondata detta censura, e riportandosi alla pronuncia delle Sezioni Unite n. 23397/2016, ha rilevato che, a decorrere dal 1999, l’agente della riscossione non è più tenuto a riversare all’ente impositore le somme eventualmente corrispondenti ai ruoli trasmessi, ma deve versare soltanto ciò che effettivamente riesce a riscuotere.

Pertanto, per le riscossioni non andate a buon fine, va applicata la “procedura di discarico per inesigibilità”, disciplinata dal D.Lgs. n. 112 del 1999 cit., art. 19 e ss.., in base alla quale, l’agente della riscossione o il concessionario per poter ottenere il discarico delle “quote iscritte a ruolo” indicate nella comunicazione di inesigibilità inviata all’ente creditore, deve fornire a tale ente la prova della correttezza del proprio operato. Inoltre, al comma 6 dell’ art. 20 è prevista, nell’ambito della procedura amministrativa intercorrente tra ente creditore e concessionario, una “norma generale di salvaguardia per l’ente creditore”, secondo la quale, qualora l’ente, nell’esercizio della propria attività istituzionale individui l’esistenza di elementi reddituali o patrimoniali riferibili agli stessi debitori, può, “a condizione che non sia decorso il termine di prescrizione decennale”, riaffidare all’agente della riscossione le somme in riscossione, indicandogli i nuovi beni da sottoporre a esecuzione, nonché i le azioni cautelari o esecutive da intraprendere. In questo caso, l’azione dell’agente della riscossione deve essere preceduta dalla notifica dell’avviso di intimazione previsto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 50.

Detta norma, però, è applicabile solo all’imposizione fiscale, ed il termine di prescrizione decennale, richiamato dall’art 20 del dlgs n. 112/1999 è di natura sostanziale.

Sulle base base di tali argomentazioni, la Corte, dando seguito all’orientamento sopra menzionato, ha rigettato il ricorso.

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