Rapina consumata

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Il caso

Un uomo si impossessava di uno zaino che era stato poggiato momentaneamente a terra.

Fuggito dopo aver dato un pugno al legittimo proprietario dello zaino veniva prontamente inseguito dai carabinieri e dalla persona offesa.

La Corte d’Appello di Bologna confermava la responsabilità penale dell’uomo in merito al reato di rapina impropria consumata e lo condannava al pagamento di una multa e alla pena di 1 anno e 4 mesi di reclusione.

Avverso tale sentenza proponeva ricorso per cassazione l’imputato a mezzo del suo difensore di fiducia deducendo violazione di legge e vizio di motivazione per aver la Corte ritenuto il fatto consumato, “nonostante l’evidente difetto della definitiva sottrazione ed impossessamento, in capo all’agente, dello zaino della vittima”.

La Suprema Corte ricorda che ai fini della configurazione della rapina impropria consumata “è sufficiente che l’agente, dopo aver compiuto la sottrazione della cosa mobile altrui, adoperi violenza o minaccia per assicurare a sé o ad altri il possesso della ‘res’, mentre non è necessario che ne consegua l’impossessamento, non costituendo quest’ultimo l’evento del reato ma un elemento che appartiene al dolo specifico”. 

La cronologia di quanto accaduto nella vicenda di specie rende manifesta la consumazione del delitto di rapina, “ricorrendone tutti gli estremi”.

Con la sentenza n. 29404/21 del 27 luglio la Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.