L’indebito utilizzo della carta di credito è reato consumato anche se la transazione non è andata a buon fine

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Corte di Cassazione, sentenza n. 27167 del 14.07.2010

La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che l’indebito utilizzo della carta di credito è reato consumato e non solo tentato anche nel caso in cui la transazione non sia andata a buon fine. Lo ha stabilito la Suprema Corte che, con la sentenza in oggetto, ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione e 400 euro di multa nei confronti di un uomo e una donna che avevano tentato di pagare con la carta di credito di un conoscente (anche se non ci erano riusciti perché il negoziante, dopo averli riconosciuti, aveva finto un errore nel pos). Contro la doppia condanna di merito la difesa aveva fatto ricorso in Cassazione chiedendo una riduzione della pena, dal momento che, aveva sostenuto, i suoi assistiti non avevano ottenuto alcun vantaggio dall’operazione illecita. La tesi non ha convinto “Piazza Cavour”. Infatti, confermando il verdetto, la seconda sezione penale ha ribadito che “l’indebita utilizzazione, a fini di profitto, della carta di credito da parte di chi non ne sia titolare, integra il reato di cui all’art. 12 della legge n. 143 del 1991, indipendentemente dal conseguimento di un profitto o dal verificarsi di un danno, non essendo richiesto dalla norma che la transazione giunga a buon fine”.