La madre può ascoltare e registrare le telefonate della figlia con il padre separato?

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Secondo la Cassazione, sì. Ma solo se l’intrusione nella sfera di riservatezza del minore sia determinata da una effettiva necessità di tutela dei suoi diritti. La Corte d’Appello confermava la condanna di prime cure di un’imputata per i reati per aver fraudolentemente preso cognizione delle conversazioni tra la figlia e il padre separato tramite la registrazione audio e la memorizzazione dei file effettuata con il proprio cellulare. La difesa ha impugnato la pronuncia in Cassazione sostenendo che il giudice di merito avesse sbrigativamente collocato la vicenda nell’ambito della reciproca conflittualità tra i coniugi separati, senza considerare che nella condotta dell’imputata non era emersa alcuna prevaricazione. Inoltre, sostiene la difesa che le telefonate erano ascoltate con la modalità “vivavoce”, considerando che all’epoca dei fatti la figlia aveva solo 10 anni, con frequenti interventi della donna, circostanze che escludono il carattere fraudolento dell’ascolto. Infine, viene sottolineato che, in considerazione del comportamento aggressivo del marito, l’imputata aveva non solo il diritto ma anche il dovere di impedirgli di ottenere il collocamento della minore.