Diffamazione online: rimozione del contenuto e ambito territoriale

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Il Tribunale di Milano con l’ordinanza del 17 giugno 2020 si è pronunciato su un caso di diffamazione in rete ed in particolare sulla legittimità di un’ordinanza con la quale era stato accolto il ricorso di un manager diffamato dall’ex compagna. Nel provvedimento è stato ordinato alle società resistenti Facebook Inc., Facebook Ireland LTD e Instagram LLC di rimuovere, a livello mondiale, tutti i contenuti contestati.

Più nel dettaglio, il Tribunale ha accertato la manifesta illiceità dei contenuti oggetto di causa: dall’esame della documentazione prodotta è risultato, infatti, evidente la lesione del diritto all’onore ed alla reputazione del ricorrente, mentre è stata esclusa la lesione del diritto al trattamento dei dati personali.

Con riferimento all’estensione territoriale della rimozione mondiale dei contenuti lesivi, in applicazione del principio di proporzionalità, in ragione della tipologia di contenuti pubblicati, delle caratteristiche del soggetto denigrato (il quale non svolge alcun ruolo pubblico) e dell’autore delle pubblicazioni (la ex compagna del ricorrente) e delle espressioni utilizzate (che in più parti fanno riferimento a vicende dal carattere privato, legate, ad esempio, alla volontà del ricorrente di non riconoscere il figlio), il Giudice di prime cure ha ritenuto che l’ordine di rimozione è idoneo a garantire una tutela effettiva senza necessità di estensione a tutto il globo.

Le attività lavorative svolte dal ricorrente (in particolare il ruolo di amministratore delegato in società dal rilievo internazionale, la lingua inglese in cui i post sono pubblicati ed il fatto che il figlio del ricorrente sia nato in Inghilterra), pertanto, non giustificano, alla luce dei principi sopra richiamati, l’estensione territoriale a livello mondiale del predetto ordine di rimozione.

La rimozione deve essere, quindi, effettuata da Facebook Ireland con riferimento agli Stati Europei (tra i quali rientra ancora la Gran Bretagna, atteso che, come è notorio, non risulta ancora decorso il periodo di transizione).