I conti correnti dormienti, come funzionano?

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Dimenticare risorse economiche “ferme” nel tempo è più comune di quanto si pensi: conti correnti aperti da anni, libretti di risparmio in un cassetto, assegni mai incassati. Questi rapporti inattivi sono conti dormienti: somme non movimentate che confluiscono in un fondo pubblico, ma recuperabili dal titolare o dagli eredi.

I conti dormienti hanno saldo positivo: contengono denaro disponibile, non sono in rosso o azzerati. Si tratta di conti correnti, assegni circolari, libretti nominativi e al portatore, certificati di deposito nominativi e al portatore, fondi di investimento e altri strumenti finanziari.

Un rapporto è dormiente se soddisfa tre condizioni: saldo superiore a cento euro, assenza di movimentazioni per dieci anni e nessuna operazione o volontà espressa dal titolare o da un delegato. Anche una semplice operazione o la dichiarazione di voler mantenere attivo il conto interrompe l’inattività, evitando la classificazione come dormiente.

Prima che un conto diventi dormiente e le somme vengano trasferite a un fondo, la banca, l’intermediario finanziario o la compagnia assicurativa devono informare il titolare, invitarlo a compiere un’operazione o confermare la volontà di mantenere attivo il rapporto.
A volte, le banche non riescono a contattare i clienti per via di indirizzi errati o rapporti dimenticati. In questi casi, le somme non reclamate finiscono nel Fondo Rapporti Dormienti, gestito da Consap per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Questo fondo, istituito dalla legge n. 266/2005, raccoglie le risorse inattive.

Non c’è rischio di perdere i soldi: il titolare o i suoi eredi possono sempre verificare l’esistenza del rapporto, dimostrare il loro diritto e richiedere il rimborso. Il denaro è custodito da un sistema pubblico fino a richiesta.

Chi sospetta di avere un conto inattivo può verificare tramite il servizio online di Consap, che offre una banca dati consultabile. Questo servizio è utile soprattutto per eredi o familiari ignari di conti esistenti. Prima della ricerca, è consigliabile controllare la documentazione domestica, come vecchi estratti conto e libretti bancari.

Se il nominativo è tra i rapporti confluiti nel Fondo, richiedi alla banca, alle Poste o all’intermediario l’attestazione di devoluzione. Certifica il trasferimento e l’importo al Fondo. Senza, non si completa il rimborso.

Per la restituzione, presenta un documento d’identità valido, il codice fiscale e l’attestazione di devoluzione. In caso di successione, aggiungi il certificato di morte, la dichiarazione di successione e i documenti che attestino la qualità di erede o avente diritto.

Inoltra la richiesta di rimborso a Consap, seguendo le procedure sul portale. Possono fare domanda titolari, eredi o aventi diritto. Non serve un mediatore. Consap verifica la documentazione e la legittimità della pretesa. Se positivo, accredita le somme sul conto indicato.