Licenziato in seguito ad una denuncia per violenza domestica

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Un autista di pullman è stato licenziato dall’azienda in cui lavorava a seguito di condanna ricevuta in sede penale e, in particolare, per aver commesso maltrattamenti nei confronti della coniuge. Pur trattandosi di condotte avvenute al di fuori dell’ambiente lavorativo, il datore di lavoro, considerata la gravità delle stesse, le ha ritenute lesive del vincolo fiduciario caratterizzante il rapporto di lavoro. I giudici di legittimità hanno confermato la valutazione dell’azienda, in quanto hanno ritenuto che il comportamento dell’uomo, benché realizzatosi nella sfera privata, fosse incompatibile con un lavoro a contatto con il pubblico, poiché, in base al ruolo svolto è richiesta capacità di gestire lo stress, di interagire con le persone in modo rispettoso e, soprattutto, è necessario possedere autocontrollo anche nelle situazioni più difficili, caratteristica di cui il lavoratore era evidentemente sprovvisto.
Si tratta di un’importante pronuncia, che sancisce la rilevanza, nell’ambiente lavorativo, dei comportamenti che avvengono invece nella sfera privata di un soggetto, i quali, se connotati da particolare gravità, come in questo caso, non possono che assumere un peso.
E ciò, appunto, anche in base al ruolo ricoperto dal lavoratore. Difatti, ruoli di maggiore spicco all’interno di un’azienda o attività che portano a diretto contatto col pubblico richiedono, naturalmente, che sia mantenuto un determinato profilo, non potendosi immaginare che determinate condotte, solo perché non avvenute sul luogo di lavoro, non influiscano sul rapporto stesso.
Ed è per questo che l’autista, protagonista della vicenda arrivata sino in Cassazione, in seguito alla condanna in sede penale per i reati commessi a danno della moglie, si è visto irrogare anche la massima sanzione disciplinare, ossia il licenziamento per giusta causa.