Autovelox: è il multato a dover provare che la segnalazione è inadeguata

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La Corte di Cassazione, seconda sezione civile, nell’ordinanza n. 23566/2017 stabilisce che grava sul trasgressore dimostrare l’inadeguatezza della segnaletica.

La presenza degli autovelox fissi richiede infatti una doverosa segnalazione a mezzo di cartelli leggibili, la cui idoneità non deve essere provata dalla Pubblica Amministrazione, bensì dal contravventore che si oppone alla sanzione comminata nei suoi confronti.

La fattispecie riguarda alcuni automobilisti, i quali avevano impugnato dei distinti verbali di contestazione per il superamento dei limiti di velocità, accertati da autovelox fissi che erano posizionati su entrambi i sensi di marcia di una strada provinciale. In particolare, tutti i ricorrenti avevano contestato la validità dell’accertamento delle infrazioni loro addebitate, presupponendo l’irregolarità della segnaletica stradale, indicante la presenza delle postazioni fisse di rilevamento della velocità, inadeguata per dimensioni dei cartelli, posizione, colore e dimensioni dei caratteri utilizzati.

Il Tribunale in funzione di giudice d’appello, confermando la sussistenza di una violazione della normativa sulla preventiva informazione delle postazioni di controllo sulla rete stradale, i cui contenuti sono puntualmente stabiliti in particolare dal D.M. del 15 agosto 2007, aveva annullato tutti i provvedimenti sanzionatori impugnati. Per il giudice d’appello, infatti sarebbe l’amministrazione ad essere gravata dell’onere della prova, ex art. 2697 c.c., non solo quanto alla presenza dei relativi cartelli di indicazione, ma anche circa la rispondenza degli stessi per visibilità e intelligibilità delle scritte alla loro funzione informativa.

Una motivazione che non ha trovato accoglimento in sede di legittimità: per la Cassazione, in materia di accertamento di violazioni delle norme sui limiti di velocità, compiuto mediante dispositivi o mezzi tecnici di controllo, ciò che rileva è la concreta percepibilità e leggibilità dell’avviso della presenza delle postazioni di controllo della velocità. Inoltre, l’onere di provare l’inidoneità in concreto della segnaletica (ai sensi del d.m. 15 agosto 2007) graverebbe su colui che propone l’opposizione all’ordinanza di ingiunzione. Come già stabilito in precedenza, qualora l’opponente deduca non già la mancanza della segnalazione stradale relativa a tale limite, ma soltanto la sua inadeguatezza, incombe a lui di dare prova, attraverso la dimostrazione di circostanze concrete, dell’inidoneità od insufficienza della segnaletica (sent n. 6242/1999). Accolto il ricorso, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio al Tribunale, il quale procederà a un riesame della causa uniformandosi agli enunciati principi.

Lo Studio Legale Parenti

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