Pronto Soccorso e diagnosi errata, scatta il risarcimento dei danni

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Con la sentenza del 24 novembre 2025, n. 4753, la Seconda Sezione Civile del Tribunale Ordinario di Salerno ha condannato un’azienda ospedaliera al risarcimento dei danni in favore di una paziente vittima di una diagnosi omessa presso il Pronto Soccorso. La pronuncia offre spunti significativi in merito ai criteri di accertamento del nesso eziologico e alla ripartizione dell’onere della prova nei contenziosi di responsabilità sanitaria.

Il caso ha avuto origine da un evento accidentale: la paziente, nel tentativo di afferrare un bicchiere di vetro in caduta, ha riportato una profonda ferita da taglio al terzo dito della mano destra. Si è recata tempestivamente al Pronto Soccorso, dove la lesione è stata medicata e suturata; tuttavia, nonostante la natura e la profondità del trauma, non è stata diagnosticata una lesione tendinea sottostante. La mancata individuazione tempestiva ha comportato un ritardo nell’intervento chirurgico necessario, con conseguenze funzionali sulla mano della paziente. Il giudizio si è dunque focalizzato sulla possibilità di stabilire se una diagnosi corretta e tempestiva avrebbe permesso di evitare, o almeno ridurre sensibilmente, gli esiti invalidanti riscontrati.

Nel valutare il nesso causale, il Tribunale ha applicato il criterio civilistico del “più probabile che non”. In ambito di responsabilità sanitaria, infatti, non è richiesta la certezza assoluta che la condotta dei professionisti abbia determinato il danno; occorre invece accertare, alla luce delle conoscenze scientifiche disponibili e delle circostanze concrete, se l’evento dannoso sia conseguenza della condotta omissiva con una probabilità superiore rispetto all’ipotesi alternativa.


Nel caso in esame, il giudice ha accertato che una diagnosi tempestiva della lesione avrebbe permesso un intervento tempestivo, con una ragionevole probabilità di prevenire o attenuare le conseguenze permanenti lamentate dalla paziente. La responsabilità è stata attribuita alla condotta omissiva della struttura, ritenuta responsabile della mancata identificazione della lesione tendinea durante il primo accesso al Pronto Soccorso. Il fulcro della decisione non risiede esclusivamente nell’errore diagnostico, ma nelle conseguenze causali del ritardo: la mancata diagnosi ha infatti comportato la perdita dell’opportunità di eseguire tempestivamente il trattamento chirurgico più idoneo.
La pronuncia conferma, pertanto, che, nell’ambito della responsabilità sanitaria, il ritardo diagnostico assume rilevanza risarcitoria qualora sia dimostrabile che una condotta diligente e conforme alle regole dell’arte avrebbe offerto al paziente una concreta e significativa probabilità di ottenere un esito migliore.