Con la clausola di visto e piaciuto no al risarcimento per vizi occulti

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Corte di Appello di Firenze, sentenza n. 134 del 26.01.2011

La Corte di Appello con la sentenza in esame ha precisato che nelle transazioni immobiliari chi dichiara di accettare, come visto e piaciuto, la situazione di fatto e di diritto dell’immobile non può poi invocare i vizi del bene per ottenere una riduzione del prezzo di acquisto. Secondo la Corte di Appello di Firenze (sentenza n. 134/2011), infatti, la sottoscrizione della clausola vale la rinuncia in toto alla garanzia per vizi. Il caso è quello dell’acquirente di un immobile di pregio, a Firenze, venduto nell’ambito della dismissione del patrimonio immobiliare dell’Inpdap. Il ricorrente lamentava di non essere stato informato dei gravi difetti di impermeabilizzazione dei 220 mq di terrazze a livello di proprietà dovuti a un difetto della guaina che aveva causato ingenti danni ai piani inferiori a causa delle infiltrazioni.
I giudici però, nel respingere il ricorso per difetto di interesse all’impugnazione, forniscono una ampia motivazione del perché nel merito non va accolta la tesi del compratore. Secondo il ricorrente, infatti, la clausola di visto e piaciuto avrebbe al più potuto valere contro i vizi visibili con “l’ordinaria diligenza” ma certamente non verso “quelli occulti”. Secondo giudici, al contrario, tale interpretazione svuoterebbe di senso la clausola in quanto contro i vizi “facilmente riconoscibili” non opera comunque tale garanzia, secondo quanto disposto dall’art. 1491 del codice civile. Mentre tale espressione di matrice “prevalentemente popolare” se riportata all’interno di un contratto “non può che significare” che il compratore “si impegna ad accettare l’oggetto in parola senza alcuna riserva e, pertanto, rinunciando in toto alla garanzia per vizi”.
In ultimo, secondo i giudici, trattandosi di una vendita pubblica, in cui il prezzo dell’immobile è stato definito tramite una perizia, non si sarebbe in alcun modo potuto determinare quello sconto sul prezzo richiesto dal ricorrente, anche se la società veicolo della dismissione avesse riconosciuto che la terrazza abbisognava di interventi (diversamente se la richiesta fosse stata quella della risoluzione del contratto). Ragion per cui l’appello è stato dichiarato inammissibile per difetto di interesse, ex articolo 100 cpc.