Mantenimento al coniuge privo di capacità lavorativa

Con l’ordinanza n. 28938 del 2017, la Corte di cassazione, ribadendo la distinzione tra l’assegno di mantenimento e l’assegno di divorzio, sottolinea che per la determinazione del primo rimane intatto il dovere di assistenza materiale, e quindi il principio del tenore di vita goduto durante il matrimonio.

Nel caso di specie, la Corte d’appello di Bologna, in riforma della sentenza di primo grado, aveva disposto un aumento dell’assegno in favore della moglie, accertandone l’assenza di capacità lavorativa, per la scelta di essersi dedicata alla famiglia. Dal raffronto delle situazioni patrimoniali e reddituali dei due era emerso, infatti, che il marito fosse un professionista affermato e proprietario di numerosi immobili, mentre la moglie priva di altre fonti di reddito se non l’assegno percepito dal coniuge e non disponesse di proprietà immobiliari.

Con ricorso in Cassazione, il marito lamentava che la Corte territoriale non aveva applicato correttamente il principio dell’art. 156 c.c., secondo cui il contributo economico deve essere ricondotto entro termini di ragionevolezza, equità ed equilibrio; non aveva considerato, inoltre, l’insufficienza del suo reddito rispetto agli ulteriori oneri imposti dalla sentenza impugnata; infine, non aveva valutato la capacità lavorativa della moglie.

In merito a quest’ultimo motivo, la Cassazione conferma il suo orientamento in ordine al fatto che l’attitudine del coniuge al lavoro rileva solo se si accerti la concreta possibilità di svolgimento di un’attività lavorativa retribuita, in considerazione di ogni fattore individuale ed ambientale, e non in base a valutazioni astratte e ipotetiche. Pertanto i «redditi adeguati» cui va rapportato, ai sensi dell’art. 156 c.c., l’assegno di mantenimento, in assenza della condizione impeditiva dell’addebito, sono quelli necessari a mantenere il tenore di vita goduto in costanza del rapporto coniugale. Nel giudizio di separazione permane, infatti, il dovere di assistenza materiale, onere che si differenzia dalla solidarietà post coniugale, presupposto invece dell’assegno di divorzio.

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