Nella successione legittima le spese sostenute da uno dei due figli nell’interesse dell’altro non comportano il diritto a vedersi riconosciuto un incremento della propria quota

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Corte di Cassazione, sentenza n. 14713 del 30.08.2012

La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che in una divisione ereditaria, in mancanza di contestazione sulla consistenza delle quote, il sorteggio è il criterio ordinario di assegnazione che non può formare oggetto impugnazione una volta chiesto dalle parti.
Per la Suprema corte “in ipotesi di quote uguali, il metodo di assegnazione per sorteggio sancito dall’articolo 729 del codice civile, pur non potendosi ritenere tassativo, costituisce certamente l’opzione normale che può essere disattesa solo in presenza di valide ragioni, delle quali il giudice deve dare puntualmente conto”.
E, nel caso di specie, siccome “non erano state ritenute sussistenti esigenze che consigliassero l’attribuzione diretta di una o entrambe le quote …il punto rilevante era solo quello di accertare se le quote dei singoli condividenti fossero da considerarsi uguali”.
Secondo la Corte va dunque affermato il principio per cui “a fronte della non contestazione della valutazione della consistenza delle quote, deve farsi riferimento al sorteggio quale criterio ordinario per garantire il più possibile l’imparzialità in sede di attribuzione delle porzioni ai singoli condividenti”, tanto più ricorrendo in questo caso anche un accordo tra le parti sulla scelta del sorteggio.

Corte di Cassazione, sentenza n. 10356 del 05.05.2009

La Suprema Corte con la sentenza in esame ha precisato che la donazione dispositiva di un bene altrui, benché non espressamente disciplinata, deve ritenersi nulla alla luce della disciplina complessiva della donazione e, in particolare, dell’art. 771 cod. civ., poiché il divieto di donazione di beni futuri ricomprende tutti gli atti perfezionatisi prima che il loro oggetto entri a comporre il patrimonio del donante; tale donazione, tuttavia, è idonea ai fini dell’usucapione decennale prevista dall’art. 1159 cod. civ., poiché il requisito richiesto da questa norma va inteso nel senso che il titolo deve essere suscettibile in astratto, e non in concreto, di determinare il trasferimento del diritto reale, ossia tale che l’acquisto del diritto si sarebbe senz’altro verificato se l’alienante ne fosse stato titolare.

Corte di Cassazione, sentenza n. 8941 del 15.04.2009

La Suprema Corte con la sentenza in esame ha precisato che la condizione, apposta ad una disposizione testamentaria, che subordini l’efficacia della stessa alla circostanza che l’erede contragga matrimonio, ricompresa nella previsione dell’art. 634 cod. civ. ed è pertanto, illecita, in quanto contraria al principio della libertà matrimoniale tutelato dagli artt. 2 e 29 della Costituzione. Essa, pertanto, si considera non apposta, salvo che non abbia costituito l’unico motivo determinante della volontà del testatore, nel qual caso rende nulla la disposizione testamentaria. Il vincolo matrimoniale, infatti, continua la Corte, deve rimanere una libera scelta autoresponsabile, scrivono i giudici, attenendo ai diritti intrinseci ed essenziali della persona umana e pertanto esso di sottrae a ogni forma di condizionamento.

Corte di Cassazione, sentenza n. 9905 del 27.04.2009

La Suprema Corte con la sentenza in esame ha precisato che la correzione fatta da una mano che non era dell’autore non inficia la validità della scheda solo se l’intervento non investe la parte che contiene le disposizioni. Sta a chi produce la scrittura privata provare che il testo contenga le ultime volontà/font>

Corte di Cassazione, sentenza n. 463 del 13.01.2009

Con la sentenza in esame la Suprema Corte ha affermato che: “Se alla morte dell’ereditando sulla proprietà dell’immobile persiste un’ipoteca, siccome ciò consente al creditore ipotecario di assoggettare ad espropriazione forzata tale diritto, l’azione esecutiva già intrapresa nei suoi confronti e la successiva vendita non possono risultare impedite dai diritti attribuiti al coniuge superstite dall’articolo 540 cod. civ., comma 2. Gli spetterà invece, all’esito del processo esecutivo, in corrispondenza del valore dei diritti rimasti estinti, l’eventuale residuo.”. Nel caso all’esame della Corte, prima che la successione si aprisse sull’immobile in oggetto era stata costituita un’ipoteca a garanzia di un credito. Come noto, in virtù dell’ articolo 756 cod. civ., l’ipoteca da diritto ai creditori ad espropriare i beni su cui è stata iscritta, anche se questi pervengono per effetto della successione a soggetto diverso dall’erede, in quanto oggetto di legato. Il problema posto nella sentenza in oggetto è che questa disciplina operi anche quando l’immobile abbia ricevuto in vita dell’ereditando una destinazione a casa coniugale. Secondo la Corte, tra i presupposti perchà l’acquisto dei diritti si realizzi in sede di successione a favore del coniuge superstite che l’immobile, che sia stato e si trovi ad essere destinato ad abitazione della famiglia, appartenga all’ereditando e non pure ad altri, che non sia lo stesso coniuge superstite ( Cass., sez. civile, sen. 23 maggio 2000 n. 6691 e 22 luglio 1991 n. 8171). La Corte ha però affermato, più di recente (Cass., sez. civile, sen. 30 luglio 2004 n. 14594) che, quando ciò non opera, nei rapporti tra i successori, il principio di conversione del diritto d’abitazione nel suo equivalente monetario.

Corte di Cassazione sentenza n. 1903 del 27.01.2009

Nel giudizio promosso per la declaratoria di nullità di un testamento olografo per non autenticità della sottoscrizione apposta dal testatore, l’esame grafologico deve necessariamente compiersi sull’originale del documento, poiché soltanto in questo possono rinvenirsi quegli elementi la cui peculiarità consente di risalire, con elevato grado di probabilità al reale autore della sottoscrizione (nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito la quale aveva respinto la domanda di nullità del testamento senza chiarire se l’esame del c.t.u. si fosse svolto su una copia fotostatica del testamento oppure sull’originale).

Corte di Cassazione, sentenza n. 2394 del 29.01.2009

In materia di divisione ereditaria, poiché non prevista una norma analoga a quella dettata dall’art. 1115 cod. civ. in materia di divisione ordinaria, ove eredi legittimi siano soltanto i due figli del “de cuius”, ciascuno di loro ha diritto ad una metà del patrimonio relitto, senza che il coerede che abbia sostenuto oneri anche nell’interesse dell’altro possa vedersi riconoscere il diritto ad un corrispondente incremento della propria quota o anche soltanto alla scelta tra le quote uguali predisposte nel progetto di divisione, dovendosi ritenere che, a parità di quote, il metodo tendenziale di assegnazione sia quello del sorteggio previsto dall’art. 729 c.c..