Non è indispensabile la prova diretta dell’esistenza della sostanza stupefacente per poter configurare il reato di spaccio

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La Corte di Cassazione con la sentenza n. 40163 del 16.11.2010 in esame ha precisato che non è indispensabile la prova diretta dell’esistenza della sostanza stupefacente per poter configurare il reato di spaccio, la cui consumazione può essere dimostrata utilizzando anche altre fonti, come le deposizioni dei testimoni o le intercettazioni ambientali. La Corte ha respinto il ricorso di due uomini condannati per spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Uno di loro in particolare sottolineava come non ci fosse una prova diretta dell’esistenza della droga, risultava quindi carente la ricostruzione dei giudici di merito sul piano probatorio. L’impianto accusatorio si basava comunque su numerose dichiarazioni di testimoni sul contenuto di molte intercettazioni che inchiodavano gli imputati. La Cassazione ha quindi respinto al sua tesi difensiva, ricordando che “il reato di detenzione a fini di spaccio o quello di spaccio non sono condizionati, sotto il profilo probatorio, al sequestro o al rinvenimento di sostanze stupefacenti, poiché la consumazione di tali reati può essere dimostrata attraverso le risultanze di altre fonti probatorie, quali le ammissioni dello stesso imputato, le deposizioni dei testimoni o il contenuto di intercettazioni”.