Il mantenimento del figlio non cessa: è insufficiente un contratto di apprendistato

L’obbligo del genitore di contribuire al mantenimento del figlio maggiorenne ma non economicamente indipendente si configura quale effetto immediato ed ineludibile del rapporto di filiazione e non cessa automaticamente con il raggiungimento della maggiore età. L’obbligo di mantenimento termina, invece, una volta che il figlio goda di concrete possibilità per potere essere economicamente autosufficiente.

Quindi, il genitore che deve corrispondere l’assegno di mantenimento al figlio, divenuto maggiorenne, ha l’onere di provare che questi abbia raggiunto l’indipendenza per non dovergli più corrispondere l’assegno medesimo.

Secondo una recente sentenza della Corte di Appello di Roma (n.6080/16) tale autosufficienza economica non si può ritenere raggiunta se il giovane ha ottenuto solo un contratto di apprendistato, mentre, in base ad altre pronunce, un semplice contratto di ricercatore all’università poteva soddisfare l’interruzione.

In numerosi casi, secondo la giurisprudenza, l’attività lavorativa non consente di ritenere raggiunta l’indipendenza economica. È il caso ad esempio in cui il figlio maggiorenne:

* pur godendo di un reddito da lavoro, sta completando la propria formazione;

* svolge un lavoro precario e limitato nel tempo. Manca infatti quella prospettiva concreta di continuità che i giudici ritengono fondamentale;

* lavora come apprendista. Il rapporto di apprendistato si distingue anche sotto il profilo retributivo dagli ordinari rapporti di lavoro subordinato. La mera prestazione di lavoro da parte del figlio occupato come apprendista non è di per sé tale da dimostrarne la totale autosufficienza economica;

* svolge un lavoro non qualificato rispetto al titolo di studio conseguito;

* consegue una borsa di studio correlata ad un dottorato di ricerca: ciò non comporta il raggiungimento dell’indipendenza economica data la temporaneità, la modestia dell’introito in rapporto alle incrementate necessità del beneficiario.

La valutazione deve essere effettuata dal giudice caso per caso, tenendo conto delle aspirazioni, del percorso scolastico, universitario e post universitario del soggetto ed della situazione attuale del mercato del lavoro. Al contrario, nel momento in cui il figlio inizia un percorso di lavoro stabile, conforme alla professionalità acquisita, perde il diritto al mantenimento. E qualora successivamente dovesse perdere il posto di lavoro, non potrà più pretendere il mantenimento poiché il diritto all’assegno non potrà più essere rivendicato.

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