L’omesso mantenimento non è reato se il figlio maggiorenne è abile al lavoro

Non integra il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare ex art. 570 comma 2 c.p., la mancata corresponsione dei mezzi di sussistenza ai figli maggiorenni non inabili al lavoro.

Il principio di diritto è stato affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 1342 del 2019, con la quale è stato accolto il ricorso di un uomo che era stato condannato per avere omesso di versare le somme stabilite dal giudice civile in favore della figlia. 

La difesa proponeva ricorso per Cassazione per l’annullamento della sentenza della Corte di Appello che aveva confermato la condanna di primo grado. La Corte di Cassazione deduceva l’erronea applicazione da parte dei giudici di merito dell’: osservava infatti che, nel caso di specie, la figlia beneficiaria dell’assegno di mantenimento fosse maggiorenne all’epoca dei fatti ed anche abile al lavoro. L’art. 570, 2 comma, c.p. inoltre, prevede, quale ipotesi delittuosa l’omessa prestazione di mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore, ovvero inabili al lavoro, agli ascendenti o al coniuge, il quale non sia legalmente separato per colpa sua.

Dalla ricostruzione in fatto era inoltre emerso che la figlia maggiorenne aveva abbandonato il domicilio domestico a seguito del decesso della madre e che all’epoca dei fatti, svolgeva un lavoro con contratto part-time. Dunque la ragazza non era inabile al lavoro. 

Tale ultima considerazione ha condotto gli Ermellini a chiarire che l’inabilità al lavoro rilevante ai sensi del citato art. 570, comma 2 c.p. deve essere intesa in base alla definizione contenuta nella L. n. 118 del 1971, artt. 2 e 12, come totale e permanente inabilità lavorativa.

Per le ragioni sopra delineate la Corte, accertata la maggiore età della figlia e la non inabilità al lavoro, ha annullato senza rinvio perché il fatto non sussiste.

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