CONVEGNO 12 maggio 2017 INTERVENTO AVV. VALENTINA GIARDINA

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Intendo ricollegarmi a quanto accennato prima dall’Avv. Luigi Parenti in merito alla sempre più sentita esigenza dei contribuenti di giungere ad una quanto più possibile personalizzazione del rapporto Fisco-contribuente.

Volevo semplicemente segnalare che forse, da questo punto di vista, potremmo tutto sommato trovarci sulla strada giusta, anche se ancora molto v’è da fare.

E’ sicuramente vero, infatti, che con l’avvento della fiscalità di massa la gestione del controllo fiscale da parte dell’amministrazione finanziaria si è rivelato molto più complesso ed articolato e che senza giustificare gli errori compiuti dall’amministrazione finanziaria nella sua attività di accertamento, tuttavia si arriva a comprendere perché la maggior parte degli atti impositivi notificati dall’Agenzia delle Entrate siano standardizzati, essendo il frutto di mere elaborazioni informatiche, statistiche o peggio ancora presuntive (si pensi agli studi di settore che dovrebbero ora essere superati dagli “indici di affidabilità”, ovvero quanto più elevato sarà il grado di affidabilità sempre misurato su dati statistici, tanto più si potrà accedere ad un sistema premiale ad esempio, si avrà la riduzione dei periodi accertabili).

E questo, al di là della eccessiva complessità degli adempimenti fiscali richiesti ai contribuenti, e soprattutto alle imprese, rappresenta uno degli aspetti di maggior criticità del rapporto Fisco-contribuente.

– Va però registrato un passaggio che segna una svolta quasi epocale, (almeno sulla carta) anche se potremmo dire che rappresenta quasi un passo obbligato dell’amministrazione in un momento come questo di crisi dei metodi di accertamento, dovuto anche in parte alla mole delle dichiarazioni che di volta in volta l’Agenzia delle Entrate deve esaminare.

E’ stato infatti introdotto con il D.Lgs. n. 128/2015 un nuovo approccio nei rapporti tra Fisco e contribuente che è stato denominato TAX COMPLIANCE e che prevede non più una contrapposizione tra contribuente ed amministrazione finanziaria, ma piuttosto un nuovo rapporto improntato alla collaborazione e volto al superamento del rapporto controllore-controllato.

Si tratta di un regime di adempimento collaborativo mediante il quale l’impresa congiuntamente al fisco può individuare, monitorare e gestire il rischio di natura fiscale connesso all’attività.

La finalità del regime è quella di favorire il corretto adempimento fiscale da parte del contribuente senza che sorgano particolari conflitti con l’’Amministrazione finanziaria, avendo proprio la funzione di prevenire il rischio di contenziosi fiscali.

In particolare, l’obiettivo della cooperative compliance è quello di fornire certezza del diritto in relazione ai rischi fiscali dell’impresa, eliminando i dubbi sul loro trattamento tributario, attraverso l’adozione di forme di comunicazione e di cooperazione rafforzata tra il contribuente e l’Agenzia delle Entrate.

Si tratta, tuttavia, di un istituto i cui contorni devono essere ancora delineati, la cui applicazione in una prima fase sperimentale è stata riservata alle grandi aziende che conseguano un volume di affari o di ricavi non inferiore a dieci miliardi di euro e che propongano una formale istanza di ammissione che l’amministrazione finanziaria dovrà valutare.

In particolare, l’accesso al regime, su base volontaria, è subordinato al possesso da parte del contribuente di un sistema interno di rilevazione, misurazione, gestione e controllo del rischio fiscale, che consenta l’autovalutazione preventiva e il monitoraggio dei rischi, attraverso l’instaurazione di un regime di scambio continuo di informazioni improntato alla trasparenza, con imposizione di doveri a carico dell’Agenzia delle entrate e del contribuente.

Per il momento, da quello che ci risulta con un comunicato del 5 gennaio 2017, l’Agenzia delle Entrate ha segnalato l’avvio della cooperative compliance con l’emissione dei primi provvedimenti di ammissione, aventi come destinatari società del gruppo facente capo alla Ferrero Spa.

Quindi, se da un lato, si registra l’introduzione di una vera e propria innovazione, dall’altro tuttavia è ancora presto per apprezzarne i risultati e non si è ancora in grado di fare previsioni ed osservazioni circa le possibili criticità di questo sistema che tuttavia poco interessa ai cittadini, essendo uno strumento elaborato per ora unicamente per le grandi imprese.

Anche nei rapporti con il cittadino però sembra essersi compiuto qualche timido passo in avanti volto al superamento della visione del rapporto Fisco-contribuente come rapporto tra controllore-controllato e, da questo punto di vista, è sicuramente apprezzabile lo sforzo compiuto dall’Agenzia delle Entrate nell’invio delle cosiddette LETTERE DI COMPLIANCE a milioni di contribuenti.

Si tratta di lettere con le quali l’amministrazione finanziaria invita il contribuente a regolarizzare la propria posizione prima della notifica dell’avviso di accertamento, avendo riscontrato anomalie e/o omissioni nella compilazione della dichiarazione dei redditi sulla base del raffronto dei dati in possesso dell’Anagrafe tributaria.

Tuttavia, va segnalato che fino a che si viaggia sulla linea della mera facoltà dell’invio di tali comunicazioni, purtroppo siamo ben lontani dal raggiungere gli scopi più profondi della compliance.

 

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In conclusione, dunque, se da un lato si registra l’apertura ad un sistema rinnovato, dall’altro però si deve constatare che c’è ancora molto da fare