L’individuazione del genitore “più idoneo” per l’affidamento esclusivo dei figli

Il padre ricorre per cassazione avverso la sentenza della Corte d’Appello con cui veniva confermata la decisione dei giudici di prime cure di disporre l’affido esclusivo delle due figlie minori alla madre, lamentando, in particolare, l’omesso esame da parte della Corte delle dichiarazioni rese dalle figlie sull’importanza della figura paterna nelle loro scelte di vita.

 

La Corte di Cassazione, con la sent. n. 28224/19, ha ribadito che: «in materia di affidamento dei figli minori, il giudice della separazione e del divorzio deve attenersi al criterio fondamentale dell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, privilegiando il genitore che appaia più idoneo a ridurre al massimo i danni derivanti dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo della personalità del minore».

 

Al fine di individuare il genitore più idoneo, la Suprema Corte afferma che occorre un giudizio prognostico sulla capacità di uno o dell’altro «di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione di genitore singolo» E tale giudizio, secondo i Giudici, deve essere ancorato ad elementi concreti, quale ad esempio la modalità con cui il genitore ha svolto in passato il proprio ruolo, la sua capacità affettiva, di attenzione, di comprensione, di educazione, di disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché la sua personalità, le sue consuetudini di vita e l’ambiente che è in grado di offrire al minore.

 

Il giudizio prognostico, conclude la Corte, è rimesso alla valutazione discrezionale del giudice di merito che, nell’esprimere «un apprezzamento di fatto non suscettibile di censura in sede di legittimità», deve avere come «paramento di riferimento l’interesse del minore».
Nel caso di specie, gli Ermellini affermano che la Corte di merito si sia attenuta a tutti i principi sopra riportati e, pertanto, dichiarano inammissibile il ricorso.

 

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