Covid-19: è in arrivo il Passaporto vaccinale europeo? 

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Con l’obiettivo di facilitare la circolazione all’interno dei paesi dell’Unione Europea – specie in vista della stagione estiva – la Commissione UE ha presentato la proposta di introdurre un passaporto vaccinale (c.d. passaporto verde) che consentirebbe gli spostamenti tra i Paesi aderenti, non soltanto ai vaccinati, ma anche coloro che si saranno sottoposti al test Covid con esito negativo.

Per la Commissione il certificato non sarà condizione preliminare per la circolazione, che rimane un diritto fondamentale,  bensì un’opportunità per gli Stati membri di adeguare le restrizioni esistenti per motivi di salute pubblica  alle esigenze di circolazione dei cittadini. Il certificato sarà valido in tutti gli Stati membri dell’UE ed anche in Norvegia, Islanda, Liechtenstein ed in Svizzera. Il passaporto, inoltre, verrà rilasciato a tutti i cittadini dell’UE e rimarrà valido fino a quando non sarà cessato lo stato di emergenza.

In Italia si dubita della compatibilità di tale proposta con taluni principi, quali, primo tra tutti quello dell’art. 32 della Costituzione. Tale norma pone una riserva di legge, prevedendo che i trattamenti sanitari obbligatori possano essere imposti solo dal legislatore. L’introduzione di un passaporto vaccinale, provocando restrizioni alla libertà di movimento delle persone non vaccinate, finirebbe per esercitare una coercizione psicologica sui singoli, con il rischio di trasformare la vaccinazione in un trattamento sanitario obbligatorio, sebbene non previsto dalla legge.

Lo stesso Garante per la Privacy con un comunicato del I marzo c.a.  ha ribadito l’illegittimità dell’introduzione di un passaporto vaccinale che non sia supportato da una norma di legge. Consentire l’utilizzo di un passaporto – sostiene il Garante –  per stabilire chi può accedere ad un determinato locale, o usufruire di un dato servizio, non può che essere dunque una prerogativa del legislatore.

Sul piano dell’attenzione al trattamento dei dati personali, con il comunicato del 1 marzo l’Autorità garante ha richiamato l’attenzione di tutti gli operatori pubblici e privati sui gravi rischi di discriminazione o di lesione di diritti fondamentali che potrebbe derivare da un trattamento non corretto dei dati sulla vaccinazione. Frenando il sorgere di spontanee iniziative a riguardo, il Garante ritiene indispensabile una normativa nazionale, che garantisca il rispetto dei principi di proporzionalità, limitazione delle finalità e di minimizzazione nel trattamento dei dati personali raccolti.