Stop al mantenimento per il coniuge sfaticato

Stop al mantenimento per il coniuge sfaticato

È questo l’ormai prevalente orientamento della Corte di Cassazione, ribadito di recente nella sentenza n. 789 del 13 gennaio scorso, che ha messo il punto finale ad un’annosa e controversa questione ampiamente dibattuta nelle aule di tribunale.

In particolare, la Suprema Corte è stata chiamata a decidere sulla sussistenza o meno del diritto al mantenimento in capo al coniuge economicamente più debole e, al contempo, privo di occupazione. In passato, la giurisprudenza maggioritaria si è schierata a favore del coniuge più debole e disoccupato, riconoscendogli il diritto di essere sostenuto economicamente dall’altro coniuge anche a seguito della separazione o del divorzio. Ciò in virtù di un vincolo di solidarietà post-coniugale, che sopravvivrebbe alla dissoluzione del matrimonio, imponendo al coniuge
più ricco di continuare a farsi carico delle spese di vita dell’altro, così da continuare a garantirgli uno stile di vita decoroso. Questo indirizzo interpretativo ha portato, tuttavia, ad episodi di vero e proprio sfruttamento economico da parte di quei coniugi che rivendicavano il diritto al mantenimento, giustificando la propria disoccupazione con la necessità di badare ai figli o alla vita domestica. Pertanto, al fine di arginare questo dilagante fenomeno sociale, la Corte di Cassazione ha invertito il proprio orientamento, adottando un’interpretazione innovativa delle norme codicistiche in materia di contribuzione familiare e solidarietà tra i coniugi e stabilendo che l’attitudine al lavoro proficuo costituisce un elemento valutabile ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento, da valutarsi in concreto come effettiva possibilità di svolgimento di un’attività retribuita. Ne discende, quindi, che il coniuge disoccupato, che sia concretamente in grado di reperire un impiego, perde il diritto al mantenimento, essendo in grado di provvedere autonomamente ai propri bisogni di vita, semplicemente impegnandosi con diligenza nella ricerca di un’occupazione. Si auspica che questi ultimi assetti giurisprudenziali favoriscano la responsabilizzazione delle coppie coniugate nell’assumere con maggiore serietà gli oneri derivanti dal matrimonio, al fine di collaborare costruttivamente e con trasparenza anche nei momenti di crisi del rapporto coniugale, soprattutto nell’interesse dei figli.

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