Mantenimento: addio al tenore di vita anche per i separati?

Mantenimento: addio al tenore di vita anche per i separati?

La determinazione dell’assegno di mantenimento e della quantificazione in sede di separazione è rimessa al giudice di merito, il quale ricostruisce in maniera attendibile la situazione patrimoniale dei coniugi, non sulla base del “pregresso” tenore di vita, bensì su quella delle sole disparità reddituali.

È quanto emerge dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 16190/2017, con la quale respinge il ricorso di una donna che lamentava la riduzione dell’assegno di mantenimento da parte della Corte d’Appello. I giudici a quo, dopo aver ricostruito i principi su cui si fonda l’attribuzione del mantenimento del coniuge nel giudizio di separazione, ritenevano che alla moglie spettasse sì il mantenimento, tuttavia a causa della progressiva diminuzione delle possibilità economiche dell’ex, riducevano l’importo da 1.000 a 600 euro al mese.

In Cassazione, la donna denunciava inoltre che la Corte di merito non avesse utilizzato la documentazione da lei prodotta con la quale attestava maggiori entrate dell’ex e avrebbe altresì errato nell’attribuirle un assegno tanto modesto da non consentirle affatto il mantenimento del tenore di vita goduto nel corso del matrimonio. Gli Ermellini, intervenendo con ricorso incidentale, respingono le doglianze della donna e precisano che la valutazione comparativa dei redditi, delle condizioni patrimoniali e delle potenzialità economiche dei coniugi è un apprezzamento di fatto che compete in via esclusiva al giudice di merito che, nel caso di specie, ha spiegato con chiarezza le fonti del proprio convincimento. Inoltre, il giudice chiamato a valutare la sussistenza dei presupposti per l’attribuzione dell’assegno e a quantificarlo, non ha l’onere di accertare necessariamente i redditi delle parti nel loro esatto ammontare, essendo sufficiente un’attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi.

La pronuncia sembra ben inserirsi nel solco tracciato recentemente dalla giurisprudenza, per la quale non incide come parametro di determinazione il tenore di vita preesistente goduto durante il matrimonio in caso di separazione. La situazione patrimoniale dei coniugi appare infatti essere l’unico parametro valutativo. I reclami devono essere dunque respinti.

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