Biotestamento: ok alle norme che regolano il fine vita

Biotestamento: ok alle norme che regolano il fine vita

Approvate in via definitiva dal Senato le norme sul testamento biologico: il provvedimento si compone di otto articoli, che affrontano le tematiche del consenso informato, della pianificazione delle cure, fino alle disposizioni anticipate di trattamento (Dat).

All’ art. 1 si dispone che «nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge». In questo modo si valorizza il rapporto di cura e fiducia tra paziente e medico, basandolo sul consenso informato, «nel quale si incontrano l’autonomia decisionale del paziente e la competenza, l’autonomia professionale e la responsabilità del medico». Sono, inoltre, coinvolti, ove il paziente lo desideri, «anche i suoi familiari o la sua parte dell’unione civile o il suo convivente ovvero una persona di fiducia».

Che cosa prevede:

– il diritto al rifiuto delle cure. La legge sancisce che «ogni persona capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi accertamento diagnostico o trattamento sanitario indicato dal medico per la sua patologia o singoli atti del trattamento stesso». Viene fissato anche il diritto di revocare, in qualsiasi momento, il consenso prestato, anche se ciò comporta l’interruzione del trattamento sanitario (ivi comprese la nutrizione artificiale e l’idratazione artificiale).

– il medico è esente da responsabilità. Laddove il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto, il medico è tenuto a prospettare al paziente (ovvero ai suoi familiari) le conseguenze della decisione e le possibili alternative. In ogni caso, è tenuto a «rispettare la volontà espressa dal paziente di rifiutare il trattamento sanitario o di rinunciare al medesimo», con la conseguenza di essere «esente da responsabilità civile o penale».

– il divieto di accanimento terapeutico. L’art. 2 sancisce l’obbligo per il medico di adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o revoca del consenso al trattamento sanitario, «nei pazienti con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati». Inoltre, con il consenso del paziente, può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore.

– le disposizioni anticipate di trattamento. La nuova legge introduce le Dat (Disposizioni anticipate di trattamento),  attraverso le quali «ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un’eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo avere acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte – può – esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari».

La persona indica anche un soggetto che ne faccia le veci (fiduciario) e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Le Dat devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata ovvero per scrittura privata consegnata personalmente dal disponente presso l’ufficio dello stato civile del comune di residenza, che provvede all’annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie.

– la panificazione condivisa delle cure. In caso di patologie croniche o invalidanti destinate ad evolversi con prognosi infausta, può disporsi una pianificazione condivisa delle cure, alla quale l’equipe sanitaria è tenuta ad attenersi qualora il paziente si trovi nella condizione di incapacità.

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