Assegno di mantenimento: ecco cosa è cambiato

Assegno di mantenimento: ecco cosa è cambiato

L’assegno di mantenimento viene corrisposto, dietro richiesta di uno dei coniugi, in caso di separazione o di divorzio, alla parte economicamente più debole e agli eventuali figli della coppia, finché possano conservare lo stesso tenore di vita avuto durante il matrimonio. Ma cosa succede se il coniuge, che in astratto avrebbe diritto al mantenimento, è giovane ed in grado di lavorare? La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 789 del 13 gennaio 2017, ha dato un’importante indicazione in merito. Ci illustra le novità l’Avvocato Luigi Parenti, titolare del prestigioso e omonimo Studio Legale di Roma.

Avvocato Parenti, qual è il prevalente orientamento della Corte di Cassazione, ribadito nella sentenza del 13 gennaio?

«La Suprema Corte, con la pronuncia “de qua”, è stata chiamata a decidere sulla sussistenza del diritto al mantenimento in capo al coniuge economicamente più debole e, al contempo, privo di occupazione. In passato, la giurisprudenza si era schierata a favore del coniuge più debole e disoccupato, riconoscendogli il diritto di essere sostenuto economicamente dall’altro, in virtù di un vincolo di solidarietà post-coniugale, che sembrava imporre al coniuge più ricco di continuare al farsi carico delle spese di vita dell’altro, per garantirgli uno stile di vita decoroso. Questo ha portato a episodi di vero e proprio sfruttamento economico da parte di quei coniugi che rivendicavano il diritto al mantenimento, giustificando la propria disoccupazione per badare ai figli o per la vita domestica».
E così è intervenuta la Corte di Cassazione…
«I Giudici Ermellini hanno stabilito che, nel determinare l’assegno da corrispondere, bisogna valutare due fattori: l’oggettiva capacità economica del coniuge costretto a pagare e la capacità di lavorare dell’ex a cui è stato assegnato il mantenimento. Nel caso in cui la parte teoricamente più “debole” disponga di adeguate risorse, l’assegno potrebbe essere ridotto o addirittura negato. Il coniuge economicamente più debole ha diritto all’assegno di mantenimento dall’ex partner a patto che non abbia una specifica professionalità e una potenziale capacità di guadagno».

Assegno di divorzio: Una sentenza storica

La Cassazione, con la sentenza n. 11504/17 del 10 maggio scorso, si è pronunciata sull’argomento divorzio e ha stabilito nuovi parametri per l’assegnazione dell’assegno divorzile, cosa ben diversa dall’assegno di mantenimento. In parte annunciata a gennaio, con la sentenza proprio sul mantenimento, di cui parliamo a lato, la rivoluzione nell’ambito del diritto di famiglia, definita “terremoto giurisprudenziale”, porta a riconsiderare il precedente orientamento basato sul tenore di vita avuto durante il matrimonio: ora nel valutare l’entità dell’assegno divorzile per il coniuge cosiddetto “debole” conta il criterio dell’indipendenza economica di quest’ultimo. La Suprema Corte individua i principali indici per valutare l’effettiva autosufficienza dell’ex coniuge nel possesso di redditi e di patrimonio mobiliare e immobiliare, nelle “capacità e possibilità effettive” di lavoro personale e nella “stabile disponibilità” di un’abitazione. Un pronunciamento storico, che spazza via la “concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come sistemazione definitiva” e tende verso una maggiore consapevolezza e responsabilità di entrambe le parti.

 

Fonte: http://www.ntvspa.it/(…)/Viaggio_Giugno17.pdf

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