Giurisprudenza
Studio Legale Parenti

Diritto Processuale Penale

Misure cautelari valide se il difensore chiede i nastri delle intercettazioni in ritardo

Corte di Cassazione, sentenza n. 32571 del 01.09.2010

La parte che chiede i file audio delle intercettazioni non ha diritto ad averne una copia se il difensore si è attivato in ritardo rispetto al giorno dell'udienza. Lo ha stabilito la Sesta sezione penale della Suprema Corte che, con la sentenza 32571 del 1 settembre scorso, ha respinto il ricorso presentato da una donna contro l'ordine di custodia cautelare in carcere confermato dal Tribunale del riesame di Roma. In seguito ad indagini legate al traffico di stupefacenti, le era stata applicata la misura sulla base di intecettazioni telefoniche dalle quali emergeva il ruolo di corriere di cocaina. Lei però dimenticava un errore di procedura, poiché il proprio difensore, pur avendone fatta richiesta a 48 ore dalla data di udienza, non aveva ricevuto la trasposizione delle conversazioni con conseguente impossibilità di verifica di quanto trascritto nei brogliacci. Al caso è stato applicato il principio fissato dalle Sezioni Unite penali con la sentenza 20300 dello scorso maggio con un paletto: se l'istanza viene presentata in ritardo il diritto ad ottenere i file audio viene meno. A primavera il Collegio esteso aveva affermato che "se da un lato il pubblico ministero deve assicurare l'esercizio del diritto alla lettura della trasposizione delle intercettazioni, dall'altro è necessario che il difensore dell'indagato si attivi in tempi tali da permettere l'attivazione dell'amministrazione. Così gli Ermellini riscontrando nel caso in specie una tardività della richiesta che, sopraggiunta a 48 ore dalla data dell'udienza, mal si prestava ad essere esaudita, hanno respinto il ricorso e confermato la legittimità nell'utilizzo dei dati raccolti tramite intercettazioni telefoniche".

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