Corte di Cassazione, sentenza n.4443 del 02.03.2011
La Corte di Cassazione con la sentenza in esame ha precisato che chi pubblica sul proprio sito gli annunci hot di una prostituta svolge un servizio per lei ma non la sfrutta. La Corte di Cassazione, con la sentenza in oggetto esclude il reato di sfruttamento della prostituzione contestato a un signore di Gorizia dal giudice dell’udienza preliminare. Il Gup aveva condannato, dopo il rito abbreviato, il ricorrente per aver tollerato che sul suo sito venissero pubblicati annunci “prodromici” alla prostituzione, mettendo così in atto un’azione che agevolava e favoriva l’attività delle “lucciole”. Decisamente meno severi i giudici della Cassazione, i quali ricordano come analoghe “inserzioni” siano pubblicate anche dai quotidiani.
La Corte spiega che nel comportamento del gestore del sito web “incriminato” non era possibile individuare gli estremi del reato: l’uomo si limitava, infatti, a telefonare alle escort sue “clienti” per vendergli le “top list” o le cosiddette “risalite” dopo essersi fatto inviare dalle interessate per mail le loro foto.
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